Antonio De Lisa- Cracovia e le reliquie del Papa

E’ il 26 novembre 2018. E’ brutto fare confronti, per di più se sono sbilanciati, ma il rapporto tra l’ultima città dell’Europa dell’est che ho visitato, Budapest e quella che sto vedendo adesso è inquietante. Budapest è una città austro-ungarica, Cracovia non lo so cos’è: una città sovietica? Il centro è carino, si nota un certo dinamismo, ma affogato in un mare di tristezza. Do molta importanza alle prime impressioni, anche se spero vivamente di sbagliarmi

Fa una certa impressione, nella notte incombente già alle 3 di pomeriggio, vedere un po’ più tardi più gente nelle chiese che nei negozi. Le chiese, di un gotico internazionale, sono curatissime

A Cracovia la notte stenta a lasciare apparire il giorno. La temperatura è sotto lo zero, il freddo è amplificato dal vento fluviale della Vistola. Il pullman ci porterà stamattina ad Auschwitz e Birkenau. Anche se sono passati molti anni, qui la memoria è viva e racconta tutto il suo orrore, nei campi piatti e brulli, senza luce, irrigiditi

Ci sono due nomi che a Cracovia fanno alzare le antenne, uno amato, l’altro odiato: Giovanni Paolo ll e Putin. Il primo solleva ondate di emozione, la gente ti indica dove è stato parroco, i luoghi della Curia, le opere di carità

Di Putin i polacchi hanno paura e commentano con trepidazione i recenti accadimenti in Ucraina, che confina con la Polonia. In Polonia ci sono un milione di ucraini.

Neocapitalismo e buone maniere – Non è mia intenzione esagerare, racconto solo quello che vedo. Mi sembra che a Cracovia e in Polonia in generale si sia affermato un capitalismo soltanto con i difetti, senza pregi. La gente nei ristoranti e nei negozi è insensatamente indaffarata, non ti guarda in faccia, non parla inglese, sembra sempre di cattivo umore. Mi hanno fatto cadere addosso una tazza di latte senza nemmeno scusarsi. Le persone Sembrano avere fretta senza essere efficienti o solo cortesi. Sarà l’effetto di un’educazione rigida e qualche volta insensata? Quante generazioni ci vogliono per sciogliere vecchi costumi?

Sta uscendo un pallido sole a Cracovia, che addolcisce un po” il clima della città della Galizia. Dal castello si estende il panorama di una città che è passata di mano in mano di diverse potenze europee

A Cracovia il culto di Papa Woytila è pervasivo, onnipresente, profondo. Nella cattedrale in cui ha celebrato messa si conserva una goccia del suo sangue, come un santo medievale. Io sto seguendo questa traccia perchè mi è capitato di studiare il rapporto tra il papa e l’unione Sovietica. Ricordo ancora lo stupore di quella sera del lontano 1978 quando comparve sul balcon3 del Vaticano dopo la sua proclamazione. Da quel momento è cominciata un’altra storia: era stato eletto un rappresentante della “Chiesa del silenzio”

Comincio ad avere un rapporto più confidenziale con Cracovia, ne apprezzo la calma il silenzio la mancanza di ttaffico

Ho scoperto che a Cracovia ha vissuto il grande regista teatrale Tadeusz Kantor e quello di cinema Andrej Wajda. Da qualche parte c’è la casa di Kantor

Se ci si ambienta un po’ si scopre una Cracovia diversa, intellettuale e notturna. D’altronde ci sono 200mila studenti che vivono in questa città

Parlando con la guida si intuisce che c’è una cosa che i polacchi proprio non riescono a sopportare: i russi. Con i tedeschi sono.meno conflittuali. D’altra parte si sentono parecchio gli influssi tedeschi, sotto il velo della cultura cattolica e latineggiante.

In aeroporto sto avendo una sorpresa finale. Chiedo in libreria se hanno una biografia in inglese di Papa Woytila. Le tre commesse scuotono inorridite la testa, rovesciando le mie impressioni iniziali. Tra ori e lustrini vecchi miti si indeboliscono.



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